Intervento di: Sandro Ruotolo, presidente Unci Campania


mercoledì 13 febbraio 2019

“L’attacco a un giornalista è un attacco alla democrazia. Facciamo squadra”

Al congresso di Levico è stata molto gradita la testimonianza di Sandro Ruotolo. Il giornalista coinvolto ultimamente nella polemica della scorta che il ministro dell’Interno stava decidendo di togliergli, non ha voluto parlare del suo caso personale.
“Dobbiamo recuperare il nostro orgoglio – ha detto – perché siamo stati delegittimati. Ma è giusto riconoscere che il nostro è stato a lungo un giornalismo distratto, attento ai palazzi e non al paese. A Levico ritorniamo dopo 40 anni; allora ci riunimmo per costituire ‘Rinnovamento sindacale’. Nel 1978 anche noi una casta: viaggiavamo gratis, entravamo senza pagare a cinema e nei musei. Eppure fin d’allora i giornalisti venivano uccisi e non si è mai smesso di perseguitarli o colpirli come è capitato a Gabriele Micalizzi che fa perfettamente e coraggiosamente il nostro lavoro, senza nemmeno avere la tessera professionale. Ebbene, un attacco a un giornalista è un attacco alla democrazia e il tema della nostra sicurezza non deve essere portato avanti solo dalle petizioni. In questi giorni c’è stata una grande solidarietà intorno alla nostra categoria, è tornata l’opinione pubblica in nostro favore, ma i politici continuano a saltare la nostra intermediazione; evitano le nostre domande e ci costringono a leggere i loro tweet”.
Oggi 21 giornalisti italiani sono ‘protetti’ nella culla della civiltà. “Borrometi – ha incalzato Ruotolo – è sotto minaccia di 4 clan delle mafie. Michele Albanese che vive nella piana di Gioia Tauro mi dice che non può andare al mare nella sua regione, perché troppo pericoloso. Molti mi chiedono: come si vive sotto scorta? Io dico soprattutto ai ragazzi che resto un uomo libero grazie alla protezione dello Stato. Io, Michele, Paolo e tanti altri rimaniamo uomini liberi. Se siamo sotto scorta è perché altri giornalisti non hanno raccontato la verità.
Libero Grassi fu ucciso perché da solo sfidò la mafia. Non bisogna lasciare soli gli uomini coraggiosi. Se noi giornalisti facciamo squadra, daremo un servizio alla democrazia”.

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