Intervento di: Rocchelli, Regeni, Ballerini


mercoledì 13 febbraio 2019

L’intervento in videoconferenza di Elisa Signori Rocchelli, Paola Deffendi Regeni e Alessandra Ballerini

“La stampa ha avuto un ruolo molto importante nella vicenda che ci ha coinvolto”. Così Elisa Signori, madre del fotoreporter Andrea Rocchelli (assassinato in Ucraina mentre lavorava per documentare le vittime civili del conflitto), intervenendo in videoconferenza al Congresso FNSI. “Inizialmente – ha spiegato – la macchina mediatica s’è mossa in modo superficiale nell’analizzare le vicende legate alla morte di nostro figlio. Successivamente, proprio grazie all’impegno della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che si è anche costituita parte civile accanto a noi nel processo in corso, si è riaperto un caso che rischiava di essere archiviato come omicidio per mano di ignoti. In uno scenario reticente, soprattutto da parte Ucraina, nel ricercare la verità dei fatti, il nostro impegno diretto ha permesso di scoprire come si trattasse invece di un attacco deliberato e mirato ai giornalisti coinvolti”.
Sulla stessa linea della madre di Andrea Rocchelli anche l’avvocato Alessandra Ballerini, legale delle famiglie Rocchelli e Regeni: “Sia Andrea che Giulio erano due ragazzi preparati che avevano girato il mondo e che, nelle vicende che hanno portato alla loro morte, di certo non sono andati a cercarsela. Il fatto poi che nel processo Rocchelli sia stata ammessa la costituzione di parte civile e che l’imputato di doppia nazionalità sia stato arrestato in Italia, costituisce giuridicamente un episodio di straordinaria importanza. Tutto questo grazie all’impegno della Federazione Nazionale della Stampa”.
Ha chiuso il collegamento Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni: “Queste vicende insegnano quanto sia importante che la stampa abbia rispetto delle persone coinvolte quando si raccontano fatti di questo genere. Abbiamo fatto tanta strada insieme, ma non dobbiamo fermarci.Chiedo ai giornalisti di non perdere entusiasmo e di continuare la propria missione. Ci sono paesi come l’Egitto che vanno ancora raccontati e dove è necessario che la vicenda di mio figlio Giulio non venga dimenticata come se nulla fosse accaduto”.

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